Come impatta sulle nostre pensioni l’Italia che non cresce?

Il tema previdenza in Italia è visto principalmente come una cosa lontana, che comporta alla maggior parte delle persone, notevoli sacrifici da fare oggi per avere un qualcosa domani.

I giovani spesso mi dicono: “scusa, ma ci penserò a tempo debito, ora ho altre priorità”

I meno giovani, invece: “tanto dovrò lavorare sempre, ci penserò, preferisco andare a farmi un viaggio e per la pensione ci penserò l’anno prossimo”.

Tu che leggi, stai pensando: “sempre le solite cose, già lo so”

Fermati un momento, prenditi 5 minuti di tempo per leggere, un po’ di tempo per riflettere… la vita, la tua.

Ho tratto spunto da un articolo di Progetica, società di consulenza, con tabelle da loro prodotte e diffuse da Milano Finanza.

L’Italia non cresce e questo colpisce le nostre tasche.

Per quanto riguarda la previdenza, oggi siamo nel regime “contributivo”, significa che la nostra pensione verrà calcolata con un coefficiente (approfondiremo questo concetto in un altro articolo) sul montante finale di tutti i contributi versati.

Per essere più chiaro, più “si mette via”, più contributi si accantonano, maggiore sarà la rendita mensile.

Coloro che hanno un percorso lavorativo precario, oppure sfortunato dove l’azienda non versa contributi o peggio ancora, lavorano in nero perché così non si pagano le tasse, avranno come conseguenza certa la riduzione dell’assegno mensile.

I soldi che accantoniamo nella previdenza quando ci rendono?

Qualche volta ci avete pensato?

I contributi che si versano lavorando, rendono sulla base del tasso annuo di capitalizzazione risultante dalla variazione media quinquennale del PIL, calcolata dall’Istat.

Nella foto di seguito riportata, è evidenziato il PIL nella sua evoluzione storica.

Sono dati che pesano come macigni!

Diamo uno sguardo a quest’altra immagine:

La tabella riporta chiaramente, come la crescita economica del nostro Paese impatti sulle nostre pensioni.

Teniamo presente che il PIL a 1,5% è quello che ci viene indicato dall’INPS nella “famosa” busta arancione o nelle varie simulazioni, ma per essere politicamente corretti è giusto sapere che è “solo qualche anno che l’Italia non corre all’1,5%”.

Per spiegare comunque la nostra tabella, prendiamo ad esempio il lavoratore trentenne, con medesimo montante nei 3 scenari:

Notiamo che il lavoratore dipendente del settore privato, non avendo buchi contributivi nella sua vita lavorativa, se andasse in pensione a 66 anni e 10 mesi, qualora l’Italia avesse corso mediamente all’1,5% avrebbe un assegno mensile di 1.418 €; se il PIL medio fosse stato dello 0,5% avrebbe un assegno di 1.197 €, mentre se il Pil fosse stato mediamente dello 0% l’assegno ammonterebbe a 1.098 €.

La differenza tra l’importo dell’ultima retribuzione e l’importo della pensione è del 29%.

Questa differenza arriva al 30% per i lavoratori automi.

Questo è il rischio PIL.

Quando si pianifica la propria pensione è necessario tenere conto anche di questo rischio oltre a:

  • Rischio carriera
  • Rischio demografico
  • Rischio lunga vita
  • Rischio contributivo
  • Rischio lavorativo

Per questo pianificare sin da subito la propria previdenza integrativa non solo è un obbligo ma è ormai urgente: è un dovere sociale sensibilizzarsi e sensibilizzare.

Rimandare mette a rischio la nostra vita futura, quella dei nostri figli e conoscenti creando danni irreversibili.

Non voglio incutere paura, ma i dati sono davvero allarmanti.

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