Consapevolezza finanziaria per salvare il mondo

La scorsa settimana sono stato relatore ad un incontro nella città di Milano nel Centro Culturale Spazio Tadini in una serata organizzata dal Rotary Precotto San Michele sul risparmio sostenibile.

Il titolo è provocatorio ma vero: possiamo salvare il mondo con l’uso consapevole dei nostri investimenti.

Oggi voglio parlare proprio di questo.

Il tempo che utilizzerai per leggere questo articolo è solo di 6 minuti.

Consiglio: se ti dici non capisco o non mi interessa, poi evita di lamentarti sempre. OK?

Ho già spiegato nella nostra rubrica parole e significato le parole ESG e SRI .

Ma cosa significa Risparmio sostenibile?

Questa è la definizione:

L’investimento Sostenibile e Responsabile è orientato al medio lungo periodo e, nella valutazione di imprese e istituzioni, integra l’analisi finanziaria con quella di fattori ambientali, sociali e di governance (ESG), al fine di creare valore e per l’investitore e per la società”

Diamo un senso a quello che abbiamo letto. 

Chi investe oggi può mettere le proprie convinzioni nell’investimento stesso.

Ossia, l’investitore partecipa in modo attivo al proprio investimento, facendo prevalere le proprie convinzioni.

Il gestore diventa colui che dà risposta a quello che l’investitore vuole fare con i propri soldi, integrando il portafoglio con investimenti sostenibili, sempre in considerazione del tipo di investitore stesso e delle disponibilità che ha.

Esistono tre approcci per investire in questo modo e possono essere raggruppati in base agli obiettivi di sostenibilità prefissati, implementati singolarmente e in combinazione, e sono:

  1. Escludere: investo escludendo alcuni settori controversi eticamente; ad esempio aziende che operano nel settore delle armi, dei giochi d’azzardo, dei tabacchi ecc…
  2. Integrare: utilizzo nella scelta del mio investimento ogni informazione ESG insieme alle informazioni finanziarie tradizionali per trovare le migliori aziende. Ricordo che è assodato che l’adozione di pratiche esg (vedi figura 1.1.) possono aumentare il valore delle attività, tenendo sempre conto dei rendimenti. Parliamo sempre di investimenti, non confondiamo gli investimenti sostenibili con “fare beneficienza”.
  3. Impattare: la finanza di impatto. Saper generare un impatto socioeconomico insieme a ritorni finanziari.

Il terzo punto è di fondamentale importanza e merita un approfondimento.

Che cosa significa? Finanza d’impatto = soldi finalizzati a progetti sociali.

Per spiegare meglio, faccio l’esempio dei Green Bond.

I Green Bond sono delle obbligazioni emesse da un’istituzione (Azienda, Stato, Ente sovranazionale ecc…) finalizzati ad un progetto/acquisto in ambito ambientale, in un luogo preciso, con una precisa descrizione.

Io investitore, condivido il progetto, acquisto l’obbligazione, ed importantissimo, con la mia scelta finanziaria partecipo al progetto.

Con poco o tanto, finanzio un vero progetto con i miei soldi.

Io risparmiatore investo con uno scopo, il mio investimento andrà a finanziare un progetto che avrà un rendimento, perché come dicevo prima non faccio beneficienza, investo per avere un rendimento.

I progetti così finanziabili possono essere di natura ambientale, sociale e ad impatto.

La finanza di impatto se diventa sistema può essere dirompente.

Tutti possiamo contribuire, non diciamo “eh ma io non ho soldi”, basta solo cambiare il modo, o meglio la mentalità di investire, scegliendo in modo consapevole.

L’investimento sostenibile non è una nuova moda, infatti lo ritroviamo già nel 1750 con il metodismo, che vietava di impiegare il proprio denaro in attività che danneggiavano la salute. (Principio dell’esclusione)

Nel 1928 sempre per il principio dell’esclusione nasce negli Stati Uniti il primo fondo che esclude gli investimenti in settori come il gioco d’azzardo, il tabacco e l’alcol

Negli anni 70 gli Stati Uniti lanciano il primo fondo socialmente responsabile che non investe nell’industria bellica ed il movimento contro l’Apartheid intraprende azioni dirette contro le multinazionali Usa che operano in Sudafrica.

Nel 2000 nasce il Global compact Il Patto mondiale delle Nazioni Unite, iniziativa ONU nata per incoraggiare le aziende di tutto il mondo ad adottare politiche sostenibili e nel rispetto della responsabilità sociale d’impresa e per rendere pubblici i risultati delle azioni intraprese.

Nel 2015, con l’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici e la nascita dell’agenda 2030 dell’ONU, dove sono indicati diversi progetti importanti per lo sviluppo sostenibile da finanziare.

Quest’ultima la ritengo un’ottima opportunità per canalizzare i nostri investimenti verso questi importanti progetti per cambiare le cose non solo a parole ma con i fatti.

Nella foto seguente sono indicati i 17 punti dell’Agenda 2030:

Mancano 11 anni al 2030 ed anche noi con in nostri soldi possiamo essere leva per contribuire a raggiungere gli obiettivi prefissati.

Se si vuole, si può.

Se si vuole, possiamo essere tra quelli che contribuiscono a far cambiare le cose e sai come?

Costringendo i gestori a scegliere sempre aziende utili “ai nostri scopi” sostenibili.

Non ci avete mai pensato?

Dopo la grande crisi 2009 – 2012, si può dare una direzione diversa alla finanza cercando di mettere al primo posto il bene comune e cercando di capire che cosa intendiamo con questo.

Gli accordi di Parigi possono essere un riferimento valido, possiamo salpare.

I mari sono insidiosi ma possiamo farcela, abbiamo la bussola!

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